La procura di Milano ha chiuso l’inchiesta sul terzo filone del caso Mps sulla contabilizzazione dei crediti deteriorati (Npl), per false comunicazioni sociali, falso in prospetto e manipolazione del mercato. Anche Banca Monte dei Paschi di Siena è indagata per la legge 231/01 sulla responsabilità amministrativa degli enti.

La chiusura dell’inchiesta – condotta dal nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza su delega della procura milanese – è giunta dopo che lo scorso fine febbraio i pm Fontana e Cavalleri avevano ottenuto dal gip Guido Salvini una proroga delle indagini di tre mesi che si è poi protratta fino a settembre. Nei mesi precedenti all’istanza gli inquirenti avevano sentito come persone informate dei fatti un capo team degli ispettori di Bankitalia e anche gli ex responsabili della direzione crediti Mps dal 2012 al 2016.

Dopo aver rigettato una richiesta di archiviazione proposta dai precedenti pm titolari dell’inchiesta, il gip Salvini aveva disposto una perizia incaricando gli esperti Gian Gaetano Bellavia e Fulvia Ferradini di verificare la corretta contabilizzazione delle rettifiche effettuate a bilancio da Mps, sulla base dei risultati di tre ispezioni di Bankitalia e Bce tra il 2012 e il 2017. In una maxi-perizia di circa 6 mila pagine i periti avevano concluso che Montepaschi non avrebbe contabilizzato subito rettifiche su crediti per 11,42 miliardi di euro tra il 2012 e il 2016. Lo scorso maggio, inoltre, i commercialisti Stefania Chiaruttini e Luca Minetto hanno invece depositato un’ulteriore consulenza disposta dai pm Fontana e Cavalleri.

L’inchiesta sui crediti deteriorati condurrà, probabilmente, ad una richiesta di rinvio a giudizio.

Per coloro che hanno investito in azioni, obbligazioni o altri strumenti finanziari legati a Mps, riportando perdite, si prospetta quindi una nuova possibilità di costituirsi parte civile per ottenere il risarcimento del danno.

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