Il 5 ottobre 2020 è stato iscritto presso il Registro delle Imprese il verbale dell’Assemblea degli azionisti di MPS che ha approvato il progetto di scissione parziale non proporzionale con opzione asimmetrica a favore di AMCO.
Gli azionisti di MPS che non avessero concorso alla delibera di approvazione, hanno facoltà di esercitare il diritto di recesso o di far acquistare le proprie azioni (diritto di vendita); le azioni di categoria B di AMCO di nuova emissione che saranno attribuite ai soci di Mps nell’ambito della scissione, saranno azioni prive del diritto di voto nelle assemblee ordinarie e straordinarie di AMCO; tali azioni non sono e non saranno negoziate su alcun mercato regolamentato o sistema multilaterale di negoziazione. Il valore di liquidazione delle azioni per le quali potrà essere esercitato il diritto di recesso o il diritto di vendita è pari a Euro 1,339 per ciascuna azione Mps.
Il diritto di recesso e il diritto di vendita possono essere esercitati entro il 20 ottobre 2020.
Gli azionisti di MPS che non dovessero esercitare il diritto di recesso o il diritto di vendita hanno la facoltà di esercitare l’opzione di non essere assegnatari di azioni B AMCO, e di mantenere inalterato il rispettivo numero di azioni MPS, con l’effetto di incrementare in termini percentuali la propria partecipazione in MPS (l’opzione asimmetrica).
L’esercizio dell’opzione asimmetrica è irrevocabile; in caso di inerzia, l’opzione asimmetrica si intenderà non esercitata e agli azionisti di MPS saranno assegnate, subordinatamente al perfezionamento della scissione, le azioni B AMCO in applicazione del rapporto di cambio della scissione: n. 0,0152 azioni B AMCO per ogni azione MPS posseduta e saranno annullate n. 0,0380 azioni MPS per ogni azione MPS posseduta.
L’opzione asimmetrica potrà essere esercitata per tutte le azioni detenute dall’azionista (e non per parte di esse) fino al 30 novembre 2020; le azioni rivenienti da operazioni di acquisto effettuate sul mercato potranno partecipare all’opzione asimmetrica con riferimento alle azioni acquistate fino al 26 novembre 2020.
Sostanzialmente, gli azionisti si trovano di fronte a tre possibili scelte:
1) esercitare il diritto di recesso o il diritto di vendita, al valore di liquidazione di Euro 1,339 per ciascuna azione Mps;
2) avvalersi dell’opzione asimmetrica, rinunciando all’assegnazione di Azioni B AMCO, incrementando la propria partecipazione in MPS;
3) non optare per nessuna di tali facoltà e ricevere un determinato numero Azioni B AMCO, a fronte di un annullamento parziale delle azioni MPS possedute.
La prima opzione è indicata per chi intende liquidare la propria partecipazione in MPS. Il vantaggio principale è quello di monetizzare totalmente il valore dei titoli, ancorché riportando, per molti azionisti, una significativa perdita rispetto ai prezzi medi di carico. E’ da valutare, inoltre, l’eventuale minusvalenza ai fini fiscali.
L’opzione asimmetrica è una scelta coerente per chi vuole mantenere il possesso dei titoli, avvantaggiandosi di un incremento “gratuito” della partecipazione, preferendolo ad azioni AMCO, evidentemente sulla previsione o sull’auspicio di una futura rivalorizzazione delle azioni MPS. Nell’opzione asimmetrica il numero di azioni MPS rimane inalterato, ma l’incidenza della partecipazione aumenta per effetto della riduzione del numero complessivo delle azioni (visto che una certa quota di esse sarà annullata).
La terza soluzione, infine, sarebbe logicamente idonea per chi non intendesse liquidare la propria partecipazione in Banca Monte dei Paschi di Siena ma preferisse comunque ricevere azioni AMCO anziché un incremento proporzionale del “peso” delle proprie azioni MPS.
Benché si tratti di una scelta che dipende, evidentemente, dalla situazione individuale e dalle valutazioni soggettive di ciascun azionista, a livello generale possiamo osservare che l’opzione asimmetrica proietta l’investitore in uno scenario altamente aleatorio vista l’incertezza che pesa sul futuro di MPS.
La maggioranza degli analisti finanziari non vede, nel breve termine, prospettive positive per il settore bancario, che sono ancor più ardue da immaginare per Banca Monte dei Paschi di Siena, alle prese con forti difficoltà e nodi insoluti: in un prossimo futuro, lo Stato italiano è tenuto ad “uscire” dal controllo di essa, ma, al momento, si registra uno scarso interesse a subentrarvi da parte di altri istituti o gruppi bancari. Tanto più che dopo la recentissima (15 ottobre 2020) sentenza di condanna pronunciata dal Tribunale di Milano i contenziosi legali attuali e potenziali pesano come un macigno sulle già difficili situazioni finanziarie della Banca, che verosimilmente si vedrà costretta ad onerosi accantonamenti e ad un maggior indebitamento.
Anche la soluzione di accettare le azioni AMCO suscita perplessità. E’ vero che AMCO – interamente partecipata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze – è una full credit management company in espansione, con 33,4 miliardi di euro di crediti deteriorati e 14 miliardi di euro di unlikely to pay (inadempienze probabili) in gestione, che la pone tra i principali attori del settore; tuttavia, le azioni di categoria B di AMCO di nuova emissione che saranno attribuite ai soci di MPS, oltre ad essere prive del diritto di voto nelle assemblee di AMCO, non sono e non saranno negoziate su alcun mercato regolamentato o sistema multilaterale di negoziazione: l’azionista si troverebbe quindi in mano dei titoli difficilmente negoziabili e liquidabili.